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Il Turismo LGBT

Come vi avevo promesso, man mano che andiamo avanti con le interviste, toccheremo anche segmenti molto importanti come quello LGBT, ovvero Lesbian Gay Bisexual e Trangender, un segmento così rilevante che alcune OTA hanno creato veri e proprii mini siti per “attirare” questo rilevante segmento, senza ahimè riuscirci, leggendo l’intervista capirete anche il perchè.

Ritengo che tutti i segmenti vadano studiati e rispettati. Il rispetto è diverso dall’accettare, le malattie si possono o meno accettare, le peculiarità altrui vanno rispettate, poi certo se si ha anche quel grado di cultura in più, in grado di comprendere che la diversità è ricchezza, allora già siamo un passo avanti.

Io sono sempre stato del parere, che questo mondo senza donne, ebrei e gay, sarebbe stato un mondo assolutamente privo di cultura, di colore, di genialità, di creatività e di attenzione all’altro e di stupore.

Ringrazio Marco Valerio per la sua cortesia e cordialità, consapevole che viviamo in in Italia dove ancora alcuni aspetti del tutto nornali sono ancora tabù, spero che questa intervista, susciti l’interesse di qualche lungimirante imprenditore che voglia capire e fare quello che tanti fanno fatica a capire perchè non conoscono sentieri alternativi.

Marco, tu gestisci in modo molto attivo Domus Valeria, un B&B gay. Ci racconti la differenza tra un B&B “normale” e uno per gay? Perché questo distinguo?

Mi dispiace iniziare l’intervista con una precisazione un po’ puntigliosa, ma trovo sia necessaria. In fondo è anche divertente, il che mi fa sentire meno antipatico nel cominciare togliendomi subito i sassolini dalle scarpe. L’ultima volta che mi è stato chiesto se Domus Valeria fosse una struttura “normale” ho risposto: «Carissimo D., decine e decine di filosofi hanno argomentato nel corso dei secoli il concetto di normalità. Non ho quindi io la pretesa di definirlo in maniera ficcante. Quello che invece posso dire, con estrema convinzione, è che siccome la sua email rivela l’equazione mentale “coppia etero = normale, coppia gay = non normale”, credo proprio che questa non sia la struttura più adatta a lei. Il che è un peccato, ne convengo, e non tanto per le mie tasche quanto per lei e la sua compagna che avete perso un’occasione di crescita.»
La differenza tra la mia struttura e le altre è l’accoglienza. Grazie alla esplicita caratterizzazione LGBT (acronimo che sta per Lesbica-Gay-Bisex-Transex, più ampio del semplice aggettivo gay), i miei ospiti sono certi di poter essere serenamente se stessi durante il loro soggiorno. Intendo sia ospiti LGBT che eterosessuali. Parlo spesso in questi casi di diritto all’indifferenza: l’ospite, chiunque sia, dovrebbe percepire indifferenza da parte del personale di una struttura ricettiva, che dovrebbe quindi preoccuparsi solo di accogliere il cliente senza notare nessuna delle sue caratteristiche. Mi spiego con un esempio: troppi sorrisi al ricevimento quando due uomini o due donne chiedono una camera matrimoniale, oppure quando il documento d’identità presenta un genere non corrispondente all’aspetto esteriore dell’ospite. Sono davvero poche le strutture ricettive che formano il loro personale anche in questo senso.

Mi piace molto la formula degli Axel Hotel, ovvero “hetero friendly”. Perché ritieni sia necessario avere strutture per gay?

Piace molto anche a me questa definizione. L’ultima struttura ad averla utilizzata è il lussuoso OUT di New York, aperto ad inizio 2012: davvero ci dà degli ottimi spunti di riflessione su come procedere nel settore del turismo. Dire “hetero friendly” è un ribaltamento simpatico dello stereotipo: non c’è nessuna costruzione di barricate tra le due parti, nessuna separazione o nessuna ghettizzazione, c’è piuttosto un messaggio inclusivo molto forte e anche divertente. Si deve procedere esattamente in questa direzione. La forte caratterizzazione LGBT che ho dato alla mia struttura mi ha causato diversi problemi, cosa che mi ha convinto ancora di più della necessità di avere strutture come Domus Valeria. Una struttura LGBT, o gay/hetero friendly che dir si voglia, si impegna (o dovrebbe farlo) a sostenere i diritti della comunità: anche solo la visibilità della struttura è un primo passo verso la diffusione di un messaggio positivo verso la società tutta. Inoltre, ogni volta che ho accolto ospiti eterosessuali, ho avuto la nettissima impressione di aver contribuito alla comprensione reciproca. Infine, laddove le famiglie omosessuali non sono riconosciute dalla legge e quindi non godono ancora di pari dignità, un struttura ricettiva gay friendly si impegna a un trattamento eguale dei benefits del proprio personale, siano essi membri di famiglie sposate, in unione civile, omosessuale o eterosessuale. Si tratta insomma anche di una scelta politica che ha una ricaduta culturale.

In Italia, vi sono circa 50 strutture ma minori, nel senso B&B o qualcosina di più, ma niente strutture gay 3 stelle o oltre. Credi vi sia bisogno di avere strutture in tal senso?

Assolutamente sì. Queste cifre le conosco e non mi stupiscono affatto. Sarei curioso di vedere se dopo Berlino e Barcellona l’Axel decidesse di aprire una sua struttura su Roma: pur con molte difficoltà di tipo ideologico, andrebbe a colmare una richiesta che esiste e che non è soddisfatta. Che piaccia o meno, le persone gay esistono, e la comunità LGBT ha una sua rilevanza sociale: è ovvio che indirizzi le proprie necessità di acquisto verso suppliers pronti a riconoscerla. C’è quindi anche un aspetto economico non indifferente.

Come approcci la tua clientela? pubblicità? marketing? passa parola? trip advisor? o come?

Sono nato nell’industria del turismo: ho iniziato nel Corporate Travel e sono arrivato al Leisure, con una breve esperienza nel Travel Online. Questo mi ha consentito di avere una panoramica più chiara di quello che mi circonda e di comprendere meglio i meccanismi di evoluzione. Utilizzo quegli strumenti che ogni buon gestore di Bed & Breakfast dovrebbe saper utilizzare per essere visibile sul mercato. L’investimento principale è con Google: su base mensile pianifico delle campagne per aree geografiche (prevalentemente mondo anglosassone). Trip Advisor ed i social network (con funzioni diverse tra loro) restano strumenti fondamentali a cui dedico diverse ore ogni giorno. Il passa parola, se il servizio è di livello, viene da sé ed è ovviamente l’obiettivo finale, almeno per una piccola struttura come la mia che non si rivolge alla massa.

Marco, in Italia e in Europa vi sono vari siti online gay, ma nessuno è riuscito ad uscire dai propri confini ed affermarsi in modo pan-europeo, a cosa è dovuto? Forse perché si pensa che essere gay sia sufficiente, senza avere una tecnicità specifica e necessaria?

I motivi possono essere molteplici e andrebbero valutati caso per caso, tuttavia credo che la causa principe di successo o fallimento resti la conoscenza del settore turistico. Molto spesso chi si è lanciato nel mercato online aveva sì le competenze tecniche per farlo, ma una scarsa conoscenza di come funzioni il turismo di per sé. Inoltre, ovviamente, essere gay o lesbica non garantisce di essere un buon professionista: come in ogni impresa, conoscere il proprio mercato di riferimento è imprescindibile. Nel caso specifico di una struttura gay friendly, per fare giusto un esempio banale, ogni concierge dovrebbe essere in grado di consigliare club, bar, ristoranti, discoteche e simili rivolti ad un pubblico LGBT. Non basta un bollino arcobaleno per essere gay friendly.

Alcune grandi OTA hanno siti specifici per i gay, tuttavia non hanno nemmeno in questo caso suscitato grande interesse. Come mai?

In molti casi non hanno fatto altro che prendere del prodotto e vestirlo con i colori arcobaleno per trasformarlo in prodotto gay friendly. Dico “vestirlo” non a caso: hanno semplicemente cambiato la grafica o il nome di certi pacchetti pensando di renderli più appetibili al mercato LGBT. Evito di fare dei nomi, ma esistono degli esempi online davvero eclatanti, in particolare sulle destinazioni più gettonate come Grecia e Spagna per le quali il flusso XML delle offerte è lo stesso, assolutamente identico, cambiano solo i colori.

Non credi che forse la comunità LGBT oggi possa prenotare dove meglio ritiene opportuno senza necessariamente prenotare su un sito gay?

Sì, certamente, possono farlo e lo fanno. Molto dipende anche dalla destinazione: ad esempio, molte lesbiche e molti gay scelgono di evitare quelle destinazioni dove l’essere omosessuale è un problema, altri invece continuano a viaggiare usando un pizzico in più di buon senso. Ma non bisogna perdere di vista il significato di comunità: davvero sempre più spesso è grazie a considerazioni di questo tipo che un viaggiatore LGBT sceglie un supplier piuttosto che un altro.

Io penso che la comunità LGBT per tutta una serie di motivi prenoti direttamente le strutture, sbaglio? Penso ai gay resort soprattutto in Gran Canaria, Sitges, Ibiza, Fort Lauderdale ecc. sbaglio ?

Per alcuni versi sì, è così. Ma non credo sia molto distante dal fenomeno generale di disintermediazione che sta prendendo piede un po’ ovunque. Esiste poi un segmento difficilmente quantificabile ma ancora molto esteso di chi, per problemi di visibilità personale, preferisce ridurre al minimo i passaggi intermedi.

Molti albergatori non sono d’accordo con questa dicitura così specifica, ovvero nel categorizzare una struttura per “solo uomini o solo donne”, tu cosa ne pensi?

Come i viaggi organizzati per i single? O forse questi sono più socialmente accettati? Se sono contrari è un problema loro. Non si tratta di esprimere un giudizio morale (perché questo spesso si nasconde dietro al dirsi contrari a strutture LGBT), ma di cercare un modello di business che più si sposi con le proprie capacità ed abilità di intercettare questo segmento. Per quanto mi riguarda non mi sono posto nemmeno la questione ed ho preferito caratterizzare Domus Valeria come hetero friendly: gli ospiti che si rivolgono ad una struttura che dichiaratamente adotta un format di questo genere, siano essi gay o eterosessuali, singoli/e o in famiglia, possiedono una apertura mentale tale che è davvero un piacere essere loro host.

Cosa o quali sono le peculiarità di una struttura gay rispetto ad una struttura non gay?

Riassumendo quanto già detto: adottare una policy aziendale anti-discriminazione estesa anche all’orientamento sessuale ed all’orientamento di genere, formazione del personale in questo senso, conoscenza della comunità LGBT locale, impegno sociale a favore delle persone LGBT. Necessario è anche un attenzione ai costi: parliamo di un viaggiatore esperto che sa muoversi molto bene e che conosce altrettanto bene il luogo comune “viaggiatore gay = spent più alto”.

Quali sono i tuoi piani futuri? E se guardi al nostro paese, all’Italia, quanto il mondo turistico capisce il segmento LGBT o lo comprende solo da un punto di visto “meramente commerciale”?

Ho aperto Domus Valeria nel corso del 2010 e per me è stata una avventura davvero stimolante. Roma, con tutte le sue contraddizioni, è una città che amo e il mio B&B è stato lo strumento attraverso il quale cerco di renderla fruibile nel miglior modo possibile. Con Domus Valeria ho scoperto la passione per l’accoglienza, e vorrei coltivarla e svilupparla. Crisi economica permettendo, vorrei replicare questa esperienza anche altrove, magari con una struttura alberghiera vera e propria. In un quadro generale, il mondo turistico italiano soffre pesantemente su due punti: la carenza di infrastrutture che ci penalizzano nella competizione con le altre capitali europee e la mentalità un po’ troppo diffusa “da bottegaio” del sistema ricettivo. Per rispondere alla seconda parte della tua domanda cito un articolo del Corriere della Sera di qualche giorno fa «Anche se l’Italia dal 1861 ha una legislazione piuttosto liberale riguardo all’omosessualità, la Sicilia rimane una delle maggiori roccaforti dell’omofobia in Europa. Questo il durissimo giudizio di Frommer’s, con 8 milioni di copie vendute all’anno tra le più popolari guide turistiche degli Stati Uniti». Personalmente non credo sia un problema legato alla sola Sicilia ma più esteso e su gran parte dello Stivale. Sebbene la mia struttura sia elencata e pubblicizzata in una guida di Roma dichiaratamente “gay” e “gay friendly” e che, per il secondo anno consecutivo, abbia ottenuto il patrocinio del Comune di Roma e l’autorizzazione alla distribuzione negli info point del Comune stesso, c’è ancora molto da fare e di sicuro il momento di congiuntura economica non aiuta a risolvere certi nodi.
Avrai compreso dalle mie risposte che nel caso di strutture ricettive ad esplicita caratterizzazione gay o hetero friendly, il punto di vista meramente commerciale si sovrappone inevitabilmente a quello politico dei diritti, della visibilità e della vivibilità. Non credo si possa operare su un piano diverso da questo per poter attrarre viaggiatori LGBT.

Pubblicato da QUADRI E DIRIGENTI TURISMO ITALIA a 00:02
Fonte: www.albertocorrea.blogspot.it (3 lug 12)

2 comments to Il Turismo LGBT

  • Abele

    Per quel che riguarda la frase sulla “Sicilia roccaforte dell’omofobia”, vorrei che vi aggiornaste un po’. E’ stato già detto dall’autrice dell’edizione del 2012 che quel che compare sul web riguardo alla Sicilia sono frasi riferite a un’edizione molto vecchia della guida americana (Frommer’s).
    Voi ve ne fregate anche della rettifica dell’autrice e riportate una citazione senza nemmeno spiegarne i retroscena. Da siciliano molto friendly non ci sto!!

    • admin

      Grazie per il tuo commento!
      E mi scuso per non aver riportato la rettifica dell’autrice, confesso però che non è molto semplice rintracciarla su web.

      Ad ogni modo, riportando le fonti è sempre possibile approfondire le notizie.

      Sono personalmente d’accordo con te sul fatto che non è certamente la Sicilia ad essere roccaforte di omofobia, ma piu in generale lo è il nostro vecchio ed amato Stivale.

      Voleva essere uno spunto di riflessione e cerare di capire a che punto siamo. Molto indietro.

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