settembre 15th, 2010 by Marco

 Un film di Tom Ford. Con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena.

Uno dei film più belli ed eleganti che abbia visto negli ultimi anni. Riporto una recensione che trovo davvero appropriata:

“L’inutilità della vita senza affetti, la lotta dell’uomo solo contro il resto del mondo, la maschera di perfezione che tutti noi siamo costretti ad indossare per piacere ed essere accettati dagli altri: sono i temi di questo film, che emoziona e fa soffrire seguendo il tormento di questo professore, magistralmente interpretato da Colin Firth, la cui vita finisce nell’attimo stesso in cui perde il suo compagno in un incidente stradale. Un film che fa riflettere sulla banalità della vita che spesso diviene un peso insostenibile e spinge l’uomo a scappare. La vita è fatta di attimi di piacere immersi in un mare di noia e di ripetitività ed è proprio per quegli sprazzi di gioia che vale la pena vivere. Il film descrive molto bene il vuoto lasciato dalla perdita di un amore, la linfa vitale per questo uomo solo e senza amici, che piomba improvvisamente in un dolore da cui non c’è scampo. I continui primi piano ci proiettano direttamente nell’intimo del professore, il suo corpo diviene impalpabile, e siamo costretti a soffrire con lui.[continua]

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settembre 12th, 2010 by Marco

“Una proposta innovativa e coraggiosa.” Così Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, ha definito l’edizione pilota del Gender DocuFilm Festival diretta artisticamente da Giona A. Nazzaro che si è conclusa sabato 28 agosto al Gay Village di Roma, con la vittoria di PRODIGAL SONS di Kimberly Reed.

La giuria del GDFF, composta da Mike Palmieri e Donal Mosher, autori del pluripremiato documentario OCTOBER COUNTRY, ha così motivato la loro scelta: “È sempre difficile scegliere un vincitore. Particolarmente in questo festival dove ogni documentario si distingue nettamente dagli altri. […] Eppure un film è riuscito a nostro avviso a catturare interamente le tante sfaccettature dei concetti di identità e genere, presentando al contempo una storia coinvolgente e personale che non manca mai di sorprendere lo spettatore. Ci è sembrato che PRODIGAL SONS fosse in grado di incarnare l’intero spirito del Gender DocuFilm Festival.”

Il primo premio, un dipinto realizzato appositamente dall’artista Cristina Fabris che rappresenta un’orchidea composta da corpi umani, è stato consegnato da Zingaretti nelle mani del vincitore. Kimberly Reed, visibilmente commossa, ha dichiarato: “Questo premio e questo festival significano moltissimo per me. Il mio film pone il problema dell’identità in relazione alla famiglia. Non solo la mia identità transgender o quella di mio fratello adottivo che abbiamo scoperto essere il nipote di Orson Welles. Una manifestazione come il Gender DocuFilm Festival può contribuire moltissimo all’esplorazione di tutte le possibili formulazioni dell’identità umana e sessuale.”

La cerimonia di chiusura ha visto protagonista Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma che ha patrocinato il festival: “Sono Festival come questo, con la loro proposta culturale audace e innovativa, in grado di proporre film inediti provenienti da ogni parte del mondo, che affrontano le tematiche inerenti al gender e all’orientamento sessuale in forme schiette e aggressive, che permettono di superare i pregiudizi e le barriere delle discriminazioni che ancora ci vorrebbero divisi gli uni dagli altri,” ha affermato il presidente tra gli applausi del pubblico.

Imma Battaglia, presidente dell’associazione DìGay Project che ha creduto nel progetto del GDFF sin dal primo momento, ha sottolineato che “il documentario è la nuova frontiera della saggistica” e che attraverso di esso è possibile immaginare “una nuova politica del confronto e del dialogo” ribadendo che è soprattutto attraverso festival come il GDFF che “la battaglia per l’integrazione e la non esclusione può essere combattuta con la maggiore efficacia.”

Il premio del pubblico, offerto dalla provincia di Roma, è andato invece a SHOULD I REALLY DO IT? del regista turco Ismail Necmi. Tentativo coraggioso di mettere in gioco esplorazioni del linguaggio cinematografico, il film di Necmi ha ottenuto il maggior numero di consensi del pubblico, staccando di una decina di voti WHO’S AFRAID OF KATHY ACKER di Barbara Caspar, biopic dedicato alla scrittrice punk americana, e TOO MUCH PUSSY di Émilie Jouvet, road movie femminista ed estremo.

Poco prima dell’una di notte la cerimonia di premiazione si è conclusa con l’augurio di ritrovarsi l’anno prossimo per una nuova edizione del Gender DocuFilm Festival. “Una scommessa vinta. Un successo di pubblico e critica lusinghiero al di là di ogni aspettativa”, ha dichiarato il direttore artistico Giona A. Nazzaro. “I film che abbiamo proposto sono stati seguiti da una platea gremita di spettatori. Film inediti, sottotitolati, documentari che hanno dimostrato che esiste una grande fame di cultura autentica e non addomesticata dai luoghi comuni. Chiaramente è questa la direzione nella quale convogliare tutti gli sforzi futuri per rendere il Gender DocuFilm Festival un luogo nuovo di incontro, aggregazione e dialogo. Sia a livello nazionale sia soprattutto internazionale.”

Per maggiori informazioni: http://www.genderdocufilmfest.org/contact.html

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